RYANAIR, QUANDO LA CORDA SI SPEZZA
Lo sciopero del personale di Ryanair di oggi è un fenomeno eccezionale perché è il primo sciopero continentale, contro lo stesso soggetto, che si ricordi.
Ha interessato Germania, Svezia, Irlanda e Belgio. Poco tempo fa era toccato a Portogallo, Spagna, Belgio e Italia (qui con qualche defezione sindacale).
Una cosa credo mai vista prima.
Se non si è potuto scioperare lo stesso giorno in tutti i Paesi è stato dovuto, essenzialmente, alle diverse norme che regolano la materia. Da noi c'è forse la normativa più restrittiva e ad agosto è vietato astenersi dal lavoro nei trasporti.
Una protesta di cosi vaste dimensioni è un fatto del tutto inedito e succede perché quando è troppo è troppo.
Le condizioni di arruolamento, di formazione, di lavoro e di retribuzione che questa compagnia riserva ai suoi dipendenti sono veramente esasperanti.
Il Sindacati Europeo e mondiale dei trasporti (Etf e Itf) hanno messo al bando Ryanair tanto da "sconsigliare" i propri affiliati dall'utilizzarla e, in molti Paesi, prima di riuscire ad arrivare a far scioperare il personale, i sindacati hanno sviluppato per anni azioni di contenzioso giudiziario. Anche noi lo abbiamo fatto.
Ora Ryanair, dopo aver fatto promesse da marinaio quando si è ritrovata quasi senza piloti l'anno scorso, vede gli aerei che gli restano sulla pista e in pieno agosto.
Un duro colpo, ma è quello che è giusto che succeda a chi pensa di fare business solo sullo sfruttamento.
Ciò a testimonianza che quando è troppo è troppo. Enough is enough, direbbero a Dublino.
Le corde quando si tirano troppo si spezzano, anche per questi colossi.
Fossi in Amazon ci penserei su.
Long Johnn
IL MANICO CONTA, SEMPRE
28 giugno 2026. Sono passati ormai alcuni giorni dalla sentenza definitiva che ha condannato Mauro Moretti e altri dirigenti, tra cui Michele Elia, per la strage di Viareggio. La coincidenza ha voluto che la notizia arrivasse proprio mentre si parlava delle imminenti dimissioni dell'attuale amministratore delegato del Gruppo FS, Stefano Donnarumma. Due notizie diverse. Ma forse neanche troppo. Perché oggi il servizio ferroviario è sotto gli occhi di tutti. Ritardi, guasti, convogli fermi, impianti che cedono, linee aeree abbattute da un pantografo, treni trasformati in forni perché l'aria condizionata decide di scioperare. E le giustificazioni ascoltate negli ultimi mesi — i cantieri del PNRR, gli anarchici, il destino cinico e baro — hanno ormai esaurito la loro efficacia. Quando le scuse diventano sistematiche, significa che il problema è strutturale. E questo, lo dico con amarezza, mi fa male. Perché nelle ferrovie ci ho passato una vita. Sempre dalla parte dei ferrovieri, s...
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