LA GROENLANDIA O LA VITA SUL PIANETA?



26 gennaio 2026 - Tra le questioni che il tempo impazzito che stiamo vivendo ci pone con brutalità ogni giorno, ve n’è una in particolare di cui proprio non riesco a farmi una ragione.

La questione della Groenlandia, con chi la pretende e chi, giustamente, la difende.

Non entro negli aspetti ridicoli — se non fossero tragici — di chi dice che “gli serve”. Purtroppo la psicopatia si risolve, forse, solo con cure potenti. No, a me viene in mente un’altra cosa, che davvero mi procura sgomento, perché il problema non è di chi sarà la Groenlandia quando i ghiacci si saranno sciolti al punto giusto per passare tranquillamente a “nord-ovest”.

Il problema è che i ghiacci si sciolgono ai Poli e, con loro, anche le possibilità di continuare ad abitare il pianeta. Sicuramente per miliardi di persone collocate nelle zone più costiere.

Che poi, siamo sicuri che sotto quei ghiacci, oltre alle terre rare e agli idrocarburi, non ci siano batteri o altre bestie di infinitesima dimensione, prigioniere lì da millenni, che poi non stermineranno l’umanità intera?

Cioè, la cosa sulla quale tutti si accapigliano — i media, i politici, la pubblica opinione (forse) — è se ha ragione chi la vuole o chi vi si oppone. Tragicamente, poi, l’acronimo della forza federale (personale?) di chi comanda a Washington, in italiano, si traduce proprio in ghiaccio.

In queste ore, travolti dagli omicidi negli USA commessi da questi agenti (?), col passamontagna come i rapinatori, la questione Groenlandia sembra derubricata, ma così non è. Purtroppo l’informazione è come una muta di cani: corrono tutti dietro all’ultima novità e lasciano nel buio tutto il resto.

Gaza non è più di moda, anche se la tragedia continua. Non fanno più notizia il gelo e il buio degli ucraini che tutte le notti subiscono bombardamenti martellanti e, a spot, si parla della mattanza del popolo iraniano, che viene falcidiato per strada perché protesta.

Ma che mondo è questo? Il climate change non va più di moda. Greta Thunberg è stata derubricata a una fastidiosa “zecca di sinistra” e che siano arrivati i cicloni tropicali nel Mediterraneo si pensa che sia una finzione cinematografica. Chiedete a siciliani e calabresi che affacciano sullo Ionio cosa significano onde da tsunami che sfondano case, ristoranti, attività e arrivano nelle piazze dei paesi costieri.

Quindi, ritorno al punto: la questione della Groenlandia è un cruciale dossier degli equilibri geopolitici (dicono così quelli bravi). Rintuzzare i cinesi e i russi, ma pure gli americani bisogna! Ma certo, ci mancherebbe. La Groenlandia è del Regno di Danimarca — va a capire per quale antico motivo di espansione di quel regno, visto che dista migliaia di miglia nautiche — ma è così. Ma dell’ambiente? Non frega più niente a nessuno?

Ora tutti più tranquilli perché abbiamo scampato il fatto che dal 2035 non si potessero più montare motori diesel sulle automobili? Che poi vorrei vedere quanto resta in Italia di automotive, viste le acrobazie di Mr. Elkann, che dal nonno non ha preso molto, sembra.

Tragicamente la questione climatica sta scomparendo, ma perché? Perché gli Stati Uniti si sono allineati a chi, su questo pianeta, ha sempre detto che non gliene importa nulla, che conta più la produzione industriale e il prodotto interno lordo della propria economia. Hai voglia a fare le riunioni della COP. La COP 30, quindi la trentesima riunione, si terrà in Turchia nel novembre 2026, ma viste le premesse, che possa far cambiare le cose è una pia illusione.

Il negazionismo si vede plastico nella disputa sul “pezzo di ghiaccio”, come l’ha definito chi lo vuole per un dominio personale.

Quel "pezzo di ghiaccio" ha un’area di circa 2,2 milioni di chilometri quadrati, sette-otto volte l’Italia, ed è vero che vi cambierà il flusso dei traffici marittimi tra Est e Ovest del mondo, almeno dalla parte dell’Atlantico, quando il mare sarà tornato mare e non ci sarà più un durissimo blocco bianco.

Ma è questa la priorità? Quando in Groenlandia i ghiacci si saranno sciolti dovremmo chiederci cosa sarà rimasto altrove. Perché non è vero per niente che il clima non sta cambiando. È vero, invece, che prima c’era chi lo negava (tanto c’è pure chi dice che la Terra è piatta); ora, invece, la questione è stata derubricata: siamo andati oltre, ci siamo tutti messi comodi, seduti sul precipizio.

Long Johnn

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