IL MANICO CONTA, SEMPRE




28 giugno 2026. Sono passati ormai alcuni giorni dalla sentenza definitiva che ha condannato Mauro Moretti e altri dirigenti, tra cui Michele Elia, per la strage di Viareggio. La coincidenza ha voluto che la notizia arrivasse proprio mentre si parlava delle imminenti dimissioni dell'attuale amministratore delegato del Gruppo FS, Stefano Donnarumma.

Due notizie diverse. Ma forse neanche troppo.

Perché oggi il servizio ferroviario è sotto gli occhi di tutti. Ritardi, guasti, convogli fermi, impianti che cedono, linee aeree abbattute da un pantografo, treni trasformati in forni perché l'aria condizionata decide di scioperare. E le giustificazioni ascoltate negli ultimi mesi — i cantieri del PNRR, gli anarchici, il destino cinico e baro — hanno ormai esaurito la loro efficacia. Quando le scuse diventano sistematiche, significa che il problema è strutturale.

E questo, lo dico con amarezza, mi fa male. Perché nelle ferrovie ci ho passato una vita. Sempre dalla parte dei ferrovieri, sia chiaro. Ma proprio per questo conosco abbastanza il sistema da sapere che certe cose non succedono per caso.

Stefano Donnarumma non lo conosco. Non appartiene alla mia stagione ferroviaria.

Michele Elia sì. Lo conobbi ad Ancona, o meglio "in Ancona", come dicono da quelle parti, quando da segretario regionale andavo a discutere di esuberi e fabbisogni di personale. Erano gli anni 1996-97 e lui lavorava all'allora Direttrice Adriatica di Bari.

Mauro Moretti lo conobbi qualche anno dopo, quando nel 2000 iniziai l'attività sindacale nazionale nell' ufficio di segreteria dei ferrovieri della FIT-CISL (quella di allora).

Di entrambi conservo una stima enorme, professionale e umana.

Non racconterò aneddoti. Ne avrei tanti. Me ne basta uno.

Quando Moretti passò da amministratore delegato di RFI a quello dell'intero Gruppo FS, mi incrociò in un corridoio di Villa Patrizi e mi disse una frase che non ho mai dimenticato:

"Non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi."

Quella frase raccontava perfettamente lo stato delle Ferrovie di allora.

Da lì ai primi bilanci in utile passarono anni di lavoro durissimo. Di scontri sindacali veri. Di trattative interminabili. Di assemblee infuocate. Di notti passate a discutere. Nessuno regalò niente a nessuno.

Quando nel 2016  lasciai la FIT CISL (sempre quella di allora), il Gruppo FS era un'azienda che funzionava. I conti erano più che in ordine. I treni viaggiavano. Le ferrovie italiane erano diventate un modello guardato con rispetto anche all'estero.

Non certo per merito mio, naturalmente. Ma penso di poter dire, senza falsa modestia, di aver dato anch'io il mio piccolo contributo.

E allora oggi la domanda è inevitabile. Che cosa è successo? Com'è possibile disperdere in così pochi anni un patrimonio costruito con tanta fatica? Come si passa da un Gruppo che veniva preso ad esempio a un sistema che ogni giorno sembra vivere sull'orlo del collasso operativo?

Qualcuno dirà che sono cambiati i tempi. Può darsi. Ma nelle organizzazioni complesse le cose non precipitano mai da sole. Dietro ogni degrado ci sono decisioni. O, peggio ancora, mancate decisioni.

Qualche mese fa parlai proprio di questo con Michele Elia, durante un pranzo occasionale. Lui aveva una sua diagnosi, molto precisa. Me la tengo per me, per rispetto e discrezione. Ma una certezza rimane: nelle ferrovie nulla accade per caso. Mai.

Sono sistemi troppo complessi perché il declino sia frutto della sfortuna.

Vengo infine alla vicenda giudiziaria. Con il massimo rispetto per le trentadue vittime di Viareggio e per il dolore delle loro famiglie, rispetto che viene prima di ogni altra considerazione, le sentenze si rispettano. Sempre.

Ma questo non mi impedisce di esprimere solidarietà umana a Mauro Moretti, Michele Elia e anche a Vincenzo Soprano, AD di Trenitalia, di allora, che il carcere già l'ha fatto.

E, permettetemi, una riflessione finale.

Fa impressione vedere in carcere manager (erano ferrovieri anche loro) che, piaccia o no, hanno preso un'azienda in ginocchio e l'hanno trasformata in un Gruppo capace di competere in Europa, mentre oggi assistiamo impotenti a un progressivo deterioramento del servizio senza che nessuno sembri davvero risponderne.

Perché alla fine, nelle ferrovie le locomotive contano.

Ma il manico conta di più, e non solo in ferrovia.

Long Johnn

Commenti

  1. Bravo Giovanni, hai sempre lavorato con coraggio, onestà e competenza. in famiglia siamo fieri di te ❤️

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  2. Dici, come sempre, cose sagge. Stammi bene.

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    1. Non so chi sei perché appare “anonimo”, ma ricambio

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    2. Sorry, se ti ricordi, sono Proglio ex Fit Liguria . E ancora oggi Ti rimpiango…..👍

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  3. Carissimo Giovanni, condivido le tue riflessioni frutto di anni di esperienza vissuta sempre al fianco dei ferrovieri. Un abbraccio

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  4. Carissimo santità,le persone giuste nei punti giusti? Fanno la differenza.

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  5. Parole sagge Giovanni
    Ti saluto con stima
    Giuseppe Calvaruso

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  6. Analisi perfetta come tuo solito, purtroppo.......... tant'è !!!!! Un abbraccio.

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  7. Lucido, equilibrato e soprattutto, vero.
    In un paese, dove non si è mai capito veramente

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  8. Lucido, equilibrato e soprattutto, vero.
    In un paese, dove non si è mai capito veramente

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    1. Quanto è importante la velocità e la certezza dello spostamento delle persone e delle merci...oggi in declino per totale menefreghismo...la mobilità delle persone è delle merci è ritornato ad essere solo un campo da gioco di interessi...non strategico per il paese.. e il moto è :la colpa è sempre di qualcun altro .
      Le condanne ?? Che utilità hanno? Restituiranno i propri cari alle famiglie? Purtroppo solo un tragico incidente ...che di strage ne ha fatta più di una ...comprese le condanne.

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  9. Sono perfettamente d’accordo Giovanni, da ex dipendente delle ferrovie posso confermare che il manico è essenziale e Moretti era number one

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  10. Carissimo Giovanni, un'analisi perfetta!!! Da Macchinista in pensione posso solo confermare che "il manico conta sempre" e come se conta!!! Nel lontano 2000 quando tu diventavi Responsabile della segreteria nazionale Fit-Cisl io venivo eletto RSU dai Macchinisti della Passeggeri di Napoli nelle liste della CISL. Ho avuto il piacere e l'onore di conoscerti e di essere al tuo fianco in qualche incontro nazionale. Condivido con te che in FS vi sono problemi strutturali e le cose non succedono per caso in un Gruppo così Grande. Vi è bisogno di linee guida precise e di uomini ché abbiano le capacità di realizzarle! Moretti è stato capace di salvare un'azienda che era quasi fallita! E questo obiettivo è stato possibile, soprattutto, con la realizzazione e lo sviluppo dell'Alta Velocità, cosa ché gli ha prodotto dei "nemici" che probabilmente non hanno dimenticato! Grande rispetto per le 32 vittime di Viareggio e dei familiari, ma Moretti ed Elia hanno solo fatto il proprio lavoro di Ferrovieri. Le FS sono diventate terreno di lotta politica e basta a discapito del servizio. Un abbraccio!

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